Cerca

Il cielo quella sera a Chernobyl

Episodio 5

Ascolta

Pubblicato da:
MMassarotti

Il 22 maggio 1986 l’inviato di “La Repubblica” Antonio Jacoviello, ha pubblicato il racconto che una donna di Chernobyl ha fatto ad un amico sui terribili eventi della notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986 a Chernobyl.

“Era la prima serata di tepore primaverile dopo un inverno rigido e interminabile. E questa fu la nostra disgrazia. Molta gente di Chernobyl indugiò fino a tardi per le strade e sui davanzali delle finestre. I bambini tiravano a lungo le cose da fare prima di andare a dormire. Non li rimproverammo perché anche loro, come noi, avvertivano il piacere d’una primavera finalmente arrivata. E l’indomani non sarebbero andati a scuola. Tutto accadde come in una favola arcana. Nel cielo, altissime, comparvero all’improvviso girandole di stelle enormi che sembravano accendersi e poi improvvisamente spegnersi cadendo come in un gigantesco fuoco d’artificio. Rimanemmo affascinati a guardare quello spettacolo insolito e bellissimo. E chiamammo i bambini perché anche loro ne godessero. Poi le stelle scomparvero e rimase soltanto una scia di fumo che ogni tanto si colorava di fuoco.

“L’indomani così prosegue il racconto lo spettacolo della sera prima fu l’oggetto di tutte le conversazioni. I bambini lo ricordavano ai genitori, gli amici agli amici. A nessuno venne in mente la centrale nucleare. Ognuno, in quel sabato, fece quel che doveva fare. E quando venne la sera molti degli abitanti di Chernobyl tornarono a guardare il cielo. Lo spettacolo, però, non si ripeté, salvo qualche bagliore che ogni tanto compariva all’orizzonte. E la domenica lo avevamo quasi dimenticato quando le prime voci confuse, vaghe giunsero a Chernobyl da Pripjat, il villaggio abitato prevalentemente dai tecnici addetti alla centrale nucleare e dalle loro famiglie.

“Queste voci dicevano che c’era stato un guasto al reattore ma che non era grave e si stava procedendo alla sua eliminazione. “L’allarme scattò il lunedì nella prima mattinata. Vedemmo arrivare camion carichi di gente da Pripjat che verosimilmente veniva allontanata dal villaggio della centrale. Poi i bambini tornarono da scuola prima del solito e ci dissero che era stato loro raccomandato di non uscire di casa, di lavarsi i capelli, di cambiare i vestiti. “Uscii di casa per andare a fare la spesa. La gente era inquieta, impaurita. Tutti ci facevamo le stesse domande: cos’era realmente accaduto nella centrale?

“A casa trovai mio marito. Agli operai della sua fabbrica, mi disse, era stato comunicato di tenersi pronti a evacuare Chernobyl con le loro famiglie.Ci guardammo sbigottiti e ci abbracciammo. “Fino a sera nulla accadde. Aspettammo il telegiornale “Vremja” con grande ansia. Ma solo a metà trasmissione una assai scarna notizia ci informò che un incidente s’era prodotto alla centrale nucleare senza fornire ulteriori particolari. Non riuscimmo a capire se quella notizia doveva tranquillizzarci o allarmarci. L’indomani, martedì, tutto si mise in movimento assai presto. Vennero dei militari a chiederci se eravamo pronti a partire e dove volevamo andare, rispondemmo che avremmo preferito per il momento andare a Mosca, assai più vicina di Sverdlovsk. Poi sarebbe dipeso dalla lunghezza del periodo di assenza previsto. Su questo punto ci dissero di non sapere nulla e aggiunsero che sarebbero passati dopo tre ore a prenderci.

Tre ore dopo, i militari ci caricarono, assieme ad altre famiglie, su un camion che prese la strada di Kiev da dove, ci dissero, avremmo preso il treno per Mosca. A Mosca trovammo i nostri amici ad attenderci alla stazione. Ci chiesero notizie che noi non eravamo in grado di dare. Ma prima di raggiungere la loro casa venimmo portati all’ospedale n. 7 per un controllo. Qui apprendemmo che vi erano ricoverati feriti molto gravi.

“E’ trascorso quasi un mese e siamo ancora qui. Nessuno ci ha detto se e quando potremmo tornare a Chernobyl. Amici di laggiù mi dicono che vengono notati fenomeni strani e inquietanti. Un’improvvisa enorme quantità di funghi di forma bizzarra sono nati in questi giorni. I campi di grano ingialliscono, le acque dei fiumi sembrano di un colore insolito. Non so che valore dare a questi segni misteriosi. la sola cosa che posso dire è che non riuscirò mai a collegare veramente, nel profondo della mia coscienza, l’affascinante spettacolo di quel cielo illuminato da quelle enormi stelle altissime e i funghi mostruosi che nascono in quelle terre, gli alberi che rinsecchiscono, i campi di grano precocemente ingialliti, i fiumi che cambiano colore. Mi dicono che c’è sciacallaggio a Chernobyl”.

(22 maggio 1986)

Partecipa alla discussione

Su questo show:

Episodio 5