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Il public speaking secondo l’eredità di Cicerone

Episodio 2

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Pubblicato da:
MMassarotti

Ti è mai accaduto di dover preparare un discorso per il pubblico? Ti sei mai chiesto se esistono delle regole precise a tale scopo? Ciò che può tornare molto utile nel lavoro ma anche nello studio è seguire il modello di riferimento di successo di uno dei più grandi oratori della storia, vissuto nell’ultimo secolo avanti Cristo: Marco Tullio Cicerone.

Raccolta e studio del materiale per il discorso

Le funzioni della cosiddetta “orazione” ciceroniana partono innanzitutto dalla necessità di informare e convincere intellettualmente l’uditorio su un dato argomento. Questo obiettivo è possibile se possiedi una conoscenza accurata di quanto andrai ad esporre. Le persone che attraggono più consenso sono quelle che dimostrano una certa preparazione. Su questo siamo tutti d’accordo, infatti viviamo ogni giorno l’occasione di ascoltare un’opinione o un commento da parte di un esperto e il nostro giudizio sul suo conto si fonderà proprio sulla qualità della sua esposizione. Sotto questo riguardo è utile non lasciare nulla al caso ma saper padroneggiare la materia. La parola d’ordine è ricerca: di materiale, testimonianze e documenti utili allo scopo. Cicerone partiva proprio da tale punto e anche dal confronto di idee con i collaboratori, dando vita a quello che oggi chiameremmo: brain storming. Il materiale che ne deriva porta i riceventi della comunicazione a ispirazione, spunti di riflessione, inoltre può guidare l’uditorio a raggiungere soluzioni o semplicemente una certa maturazione culturale. Il pubblico apprezza il tuo impegno e il fatto che prima di quel momento conosceva poco o nulla del tema. Grazie a te ha rinforzato o rovesciato le proprie convinzioni e credenze. Questo risultato può scaturire solo dalla tua passione per ciò che hai studiato ma anche dalla tua capacità organizzativa.

Il riordino degli argomenti: la scaletta

Infatti, la fase successiva alla raccolta del materiale è quella del riordino. Cicerone sistemava le fonti per assegnare una logica al discorso. Lavorava su quella che oggi chiameremmo la scaletta. Difficile non essere d’accordo su questo step! A meno che tu non sia bravissima o bravissimo ad andare a braccio, ma attenzione, il cervello e l’attenzione altrui potrebbero faticare molto di più se l’esposizione risulta discontinua, sospendi un argomento per riprenderlo dopo che ne ha scavalcato altri o addirittura dimentichi ciò che stai dicendo. Se la tua sicurezza ha bisogno di riferimenti e la tua memoria di allenamento, è sempre lecito organizzare i contenuti con un ordine che agevoli te stesso e i destinatari del messaggio.

Gli accorgimenti linguistici e la simpatìa

Rileggi e correggi la traccia come faceva il nostro amico dell’antichità. Egli oltretutto ne curava in modo accattivante anche la forma, inserendo delle figure retoriche, delle similitudini, degli esempi prossimi al vissuto quotidiano della gente. Il discorso era meglio in grado di coinvolgere gli altri. Egli amava anche i giochi di parole, citare aneddoti e l’utilizzo delle battute perché aldilà del suo spiccato senso morale preservava sempre l’obiettivo di attrarre la simpatìa dell’uditorio. Con esso condivideva un vero e proprio momento di intrattenimento. L’obiettivo era mantenere alta l’attenzione delle persone e non annoiarle. Aldilà delle abilità artistiche che ognuno di noi possiede in una certa misura, è importante comprendere il tuo ruolo davanti ad una platea. Un’immagine troppo severa del dicitore non piace a nessuno, è piuttosto gradita leggerezza, il sorriso, cordialità e un atteggiamento tra il serio e il confidenziale. Cicerone è riuscito con questa formula ad essere un maestro del public speaking nella sua epoca, quando non ancora esistevano i formatori di questa materia.   

Parlare per immagini, il paraverbale, la recitazione

A proposito di toccare le sfere emozionali del pubblico, l’eleganza del parlato svolge una funzione vitale per cui lascia attraversare le parole da ciò che realmente senti parlando e immaginando delle scene, come stessi raccontando una favola immaginifica ad un bimbo. Abbiamo bisogno di sfumature particolari quanto di un piatto di buona cucina pensato da uno chef estroso. E’ buona norma ricorrere alle pause, alla variazione di tono e al ritmo delle frasi, il pronunciarle ora lentamente ora velocemente a seconda del significato che vogliono esprimere. Un ruolo altrettanto importante è rivestito dalla prossemica. Cicerone offre l’esempio migliore perché si muoveva in continuazione senza infastidire, con l’obiettivo di avvicinarsi a tutti, guardava ogni persona e ci si soffermava un po’ come se, in realtà, davanti avesse un solo interlocutore. Infine era bravo a recitare. Nella fase finale dell’orazione voleva raggiungere un risultato ben preciso: una spinta del cuore, una certa azione, una decisione da parte delle persone che lo avevano seguito. Addirittura riusciva puntualmente a commuovere e in questo risultato era unico.

L’esposizione mnemonica

Egli scriveva un semplice canovaccio che poi arricchiva di particolari ma in maniera esclusivamente mnemonica. Infatti articolava il discorso senza l’utilizzo di alcun testo. Semmai, veniva riportato su dei documenti soltanto dopo l’orazione verbale.

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