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Amore e morte

Episodio 13

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Pubblicato da:
MMassarotti

Testo: Stefano Servilio; Voce: Mario Massarotti

In una splendida mattinata di maggio, Amore se ne stava seduto su una fredda pietra. Poggiava il mento sulle mani giunte, che impugnavano un magnifico bastone di corniolo. Tutto quello su cui posava lo sguardo, diveniva ancora più bello: alberi, fili d’erba e persino l’aria intensificava il suo profumo. Su quel pendio di montagna, i suoi occhi si soffermarono per un istante sul villaggio sottostante, dove gli abitanti sorridevano alla quotidianità. Ecco però, che il sorriso  contemplativo svanì a causa di un rumore di passi che proveniva dal sentiero. Una magnifica donna dai lunghi capelli e occhi neri, raggiunse docilmente Amore e si sedette accanto a lui.

“Amore, come stai?”

“Morte… Ciao! Sempre più stanco, tu?”

“La solita vita… Se mi è consentito dirlo. Ti vedo un pò giù… Invecchiato direi. Ma tu non eri il pargolo invincibile? Dov’è finito il divino putto alato? Ricordo che eri capace, con arco e frecce, di far ammattire uomini e dei. Cosa ti sarà mai accaduto?”

“Mio padre mi riteneva così terribilmente dotato, che mai mi riservò un posto sull’Olimpo. Per dispetto, me ne andavo in giro per il mondo. A furia di scoccare dardi, ho provocato guerre, generato passioni impossibili e peccaminose, scatenato furibondi omicidi e tristi suicidi… Non  ricordi? In fondo eri sempre lì anche tu… Però hai ragione, sono invecchiato. Mi dicevano che ero immortale, insensibile allo scorrere del tempo… E invece inizio ad accusare qualche acciacco; in fin dei conti, gli uomini sono sempre meno propensi nel cercarmi, nell’assaporare quell’unica follia che li rende così felici e sorridenti, nel cibarsi voracemente di ciò che gli appartiene e che invece hanno ripudiato. Branco di idioti. Fingono, mentono, indossano maschere quotidiane per i loro porci comodi… E poi? cosa fanno? Sulla strada del falso ritorno, inneggiano a me, si redimono facendo finta di riconoscermi, ma non sanno un emerito nulla… Come se fossi un pagliaccio qualsiasi, capito? Ipocriti scellerati. Ma dimmi di te. Che fine ha fatto la scheletrica donna in tunica nera? Vedo che hai riposto la tua affilata falce. Ti ho sempre immaginata come una strega orripilante… Invece oh, Ammazza!!! Mmmm… No… Beh… Tu ammazzi a prescindere… Scusa, mi sto impappinando…”

“Davvero pensavi che fossi un mostro? No dai! Quello è l’aspetto che gli uomini hanno voluto darmi per autoconvincersi di essere nel giusto. Mi combattono dalla notte dei tempi. Lottano contro il nulla e l’essenza di tutto da millenni, e da millenni cerco di spiegare a mia sorella che sono indispensabile e preziosa per la sua esistenza, ma Vita è una testona autolesionista a volte. Gli esseri umani, come hai già detto tu, le sono parecchio devoti; la osannano e abbracciano sempre, tutti i giorni. Poi, in alcuni momenti bui, al primo ostacolo, al primo problema, la maltrattano. Ma loro, si sa, non sono maestri di coerenza; anche tu ne sai qualcosa, no?! Io alle offese e alle ingiurie, ci sono abituata… Che poi come se fosse sempre colpa mia… Mah! Non sanno un accidenti laggiù. Il padrone e grande burattinaio è l’invincibile fantasma invisibile, quello che ora ci ha fatto incontrare… Sto parlando del Destino ovviamente. Proprio oggi che avevo deciso di prendermi un giorno di ferie…”

“Senti, Morte… Bando alle ciance. Ti va una birra?”

“Mmmm… Perchè no?! In fondo non penso capiterà di nuovo, quindi ci sto”.

“A cosa o a chi brindiamo?”

Chiese Amore. Morte non ci pensò su nemmeno un attimo e rispose:

“Ai due immensi e mirabili misteri con i quali l’umanità si sia mai cimentata! A noi due! Affinchè tu possa resuscitare, prima che io arrivi per sterminare… Cin cin!” 

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