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Un gruppo di giovani uniti

Caro nemico invisibile…

Episodio 11

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Pubblicato da:
MMassarotti

Testo e voce: Mario Massarotti

Caro nemico invisibile, ti chiamerò così perché al contrario, mi rivolgerei ad un amico di cui ci è noto un nome normale e un volto riconoscibile. Ti hanno assegnato solo una sigla che rispecchia la freddezza della tua natura e il fatto che per sopravvivere sei costretto perfino a mutare. Sai, noi uomini e donne anche se invecchiamo, cambiamo unicamente per migliorare. I peggiori del resto, come te, hanno un naso riconoscibile e vita breve. Dunque, sei così minuscolo, desolante si direbbe, hai attraversato questo 2020 cogliendo un po’ tutti di sorpresa e segnando il destino delle persone per lo più già inermi. Che dire, sei un combattente nato.

Il tuo è un gioco semplice e fin troppo scontato. Colpisci alle spalle e riesci a farla franca anche se davanti trovi scudi e visiere. Non ti conosciamo abbastanza, per lo meno sinora, ma hai imparato subito come contaminare i nostri polmoni, per toglierci il respiro, ma non quel battito che perdura gloriosamente da tantissimo tempo e che ci ha permesso di vivere, sognare, capire, creare… Il cuore di chi ha perso questa strana battaglia continua a pulsare anche dopo, nel petto di chi li ha persi e nella motivazione dei tanti che si impegnano per una causa comune, per creare condizioni ideali a beneficio dei deboli, anzi no, di tutti, perfino di chi in questi mesi ha provato ad esprimere un’opinione sulla pandemia come si stesse commentando una partita di calcio.

Potrai intaccarci e sconfiggerci nel corpo… ma la tua sorte dipende dalla nostra unione più che dal sapone e dalle distanze. La stessa unione che ha permesso al Paese di crescere contando sul supporto di quei cuori e quelle menti oneste che ora non ci sono più. Non c’è un modo adeguato per ricordare con profondo rispetto soprattutto coloro che hanno lottato invano abbandonando questa terra senza una messa ne’ l’affetto dei propri cari.

Le tante vittorie di questi giorni, le cure, le guarigioni, formano quel grande capitolo ispirato ai tanti che d’improvviso sono spariti dalle loro case e alla vista di parenti e amici, inghiottiti dalle ansiogene corsie d’ospedale e che hanno condiviso la lenta scansione del tempo con altri soldati, medici e infermieri, che con altrettanta abnegazione e fermezza ti affrontano a viso aperto anche se ne possiamo scorgere solo gli occhi, specchio di un’anima che malgrado tutto non si perde… d’animo..!

In questo dicembre 2020 vediamo delle luci in fondo al tunnel ma non ancora vincitori o vinti, il fattore R sta nascondendo ormai da troppo tempo il volto umano dietro una pezza e ridotto gesti semplici e antichi quanto l’umanità. Non so se ne usciremo migliori, ma amo pensare senza speculare in paroloni che qualcosa accadrà nelle coscienze individuali per fare dello svantaggio un’opportunità e impiantare i semi del cambiamento.

L’abbraccio è simbolicamente uno dei gesti umani che più abbiamo perso in questa pandemia. Riguadagnarlo vuol dire inaugurare un’era nuova, finanche rivoluzionaria, colma di vicinanza e solidarietà gli uni con gli altri. Leggiamolo come lo ha interpretato Pablo Neruda i cui versi bene auguranti siano l’ispirazione per tutti noi, che presto vivremo la normalità di sempre, e in particolare chi ha perso i propri cari. Rivivranno il loro calore nei sogni migliori. 

“Quanti significati sono celati dietro un abbraccio?
Che cos’è un abbraccio se non comunicare, condividere
e infondere qualcosa di sé ad un’altra persona?
Un abbraccio è esprimere la propria esistenza
a chi ci sta accanto, qualsiasi cosa accada,
nella gioia e nel dolore.
Esistono molti tipi di abbracci,
ma i più veri ed i più profondi
sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti.
A volte un abbraccio,
quando il respiro e il battito del cuore diventano tutt’uno,
fissa quell’istante magico nell’eterno.
Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso,
fa vibrare l’anima e rivela ciò che ancora non si sa
o si ha paura di sapere.
Ma il più delle volte un abbraccio
è staccare un pezzettino di sé
per donarlo all’altro
affinché possa continuare il proprio cammino meno solo”.

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