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Viaggio nella terra della vicinanza

Episodio 14

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Pubblicato da:
MMassarotti

Testo e voce: Mario Massarotti

Ormai parliamo molto di “riavvicinarsi”, “ridurre le distanze”, “prossimità” e tutti i gesti correlati: “baciarsi”, “abbracciarsi”, “stringersi la mano”. Da più di un anno abbiamo capito che questa cura della spazialità tra le persone ha bisogno di recupero e di cura. Vogliamo tornare a farlo, bene, con piacere e sicurezza. Qualsiasi cosa abbia bloccato la nostra vicinanza, è comunque perdente davanti alla volontà umana di migliorarsi e rendere l’ambiente dove vive non solo coeso ma interessante, a misura d’uomo, creativo, innovativo magari. Per cambiare in meglio una condizione sfavorevole nella quale siamo stati catapultati dobbiamo pur sempre ricorrere alle nostre migliori energie e ai riferimenti della letteratura e delle scienze, ciò che gli autori hanno rappresentato e di cui si sono serviti per incoraggiare il prossimo.

Proviamo allora ad entrare nella inesauribile miniera di pensieri dettati dalla poesia o dalla prosa, essi brillano in particolare quando riguardano i rapporti umani, i sentimenti personali e sociali che ci rendono fragili ma potenti quando siamo uniti. Partiamo con il concetto di “rispetto”, per esempio, che l’era pandemica ha giocoforza voluto ricordarci insieme alla responsabilità personale, per esempio.

Ce lo illustra, tra i tanti, il filosofo Aldo Capitini: “L’altro uomo è a noi un’immagine di come siamo noi; se io, anche nel silenzio e nella solitudine della mente, rispetto l’immagine di un uomo, affermo in quel momento stesso la mia dignità di uomo, rendo omaggio all’essere spirituale in lui e in me. Chi non rispetta un altro, in realtà non rispetta nemmeno se stesso. Meglio è essere offesi che offendere; bisogna ricambiare il male con il bene: noi non dobbiamo dare che il bene, la vita, l’amore, la luce, la vicinanza, l’atto infinitamente aperto.”

In troppi ricorrono alla parola “amore” con il personale punto di vista. Sotto il profilo spirituale provo a condividere con voi quello del sacerdote francese René Voillaume: “Amare non significa solo dedicarsi interamente, con una generosità completa, né consacrarsi corpo ed anima senza condizioni ad attività in favore del prossimo, ma, prima di tutto, fare opera di intelligenza, chiedendoci con amore e con un sentimento profondo di rispetto degli uomini nostri fratelli, qual è il miglior bene che noi possiamo offrire loro, non solo, certamente nella prospettiva temporale ma in quella del destino spirituale.”

Hermann Hesse ci parla invece dell’intimità dell’amicizia: “Noi due caro amico siamo come il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro ed imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.”

Oltre il confine dell’amicizia così riflettuta troviamo l’amore, anzi, la capacità di amare, che come azione merita una trattazione vigorosa, e quella meritevole di attenzione la troviamo nella penna di John Fante in: “Chiedi alla polvere”: “Chi vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio, e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi, i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli”.

Si parla di ardore nelle frasi dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano. La riscoperta degli altri e l’emozione di restare folgorati dalla loro energia trova in questo autore una delle espressioni più interessanti: “Ogni persona brilla di luce propria in mezzo a tutte le altre. Non esistono due fuochi uguali. Ci sono fuochi grandi e fuochi piccoli e fuochi di tutti i colori. C’è gente di fuoco sereno, che non si cura del vento, e gente di fuoco pazzo, che riempie l’aria di faville. Certi fuochi, fuochi sciocchi, non fanno lume né bruciano. Ma altri ardono la vita con tanta passione che non si può guardarli senza strizzare gli occhi; e chi si avvicina va in fiamme.”

Cosa sarebbero i rapporti umani senza l’intimità dell’abbraccio? Senza la realizzazione di quella forma di comunione senza costi e senza prezzo che nella semplicità genera calore e conforto? Affidiamone una spiegazione allo scrittore Stephen Littleword: “Abbracciami, e non sentirò il peso delle parole, la gravità dei pensieri. Abbracciami e in questo abbraccio annulla il brusio della vita, i colori cupi del dolore. Abbracciami e in quell’istante annulla ogni separazione, io e te. Abbracciami e il mio respiro risuonerà nel tuo per un momento. Abbracciami.”

Concludo questo breve percorso alla riscoperta della rinascita dei sentimenti parlandovi di una condizione molto ambita e sospirata, oggi più che mai: la libertà. Ecco una frase di Massimo Gramellini: “La libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’aria, e come l’aria rimpiangerla quando non c’è più. A differenza dei dogmi, non reclama certezze e non ne offre. I suoi mattoni sono i dubbi e gli errori, gli slanci e gli abusi. I suoi confini sono labili, mobili. E la sua rovina è l’assenza di confini, che le toglie il piacere sottile della trasgressione”.

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